joi, 29 decembrie 2016

5 mie poesie in italiano


Ho trovato le mie poesie da L'immaginazione.

Eccole qui, sotto! :)


Nota di Alexandru Matei:
                                                                                                                           
“Sia che parli di Ulisse o di Kafka, dello ieromonaco Ghelasie, di Mike o del soldato D., Ofelia Prodan ha una voce costante, come se non fosse lì, come se – e così infatti è – la sola ragione della presenza di questi personaggi fosse raffigurare dei segni di riconoscimento di un’umanità che ha concluso la propria narrazione, alla quale non è più possibile guardare se non da bordo campo, da dove la poesia può dirsi senza rivelarsi, essa stessa, come un mito in rovina. Proprio della poetessa è un atteggiamento distaccato, che l’aiuta a percorrere i territori più disparati, trasformandoli in territori poetici, senza dire nulla dell’“io”. Di questa poesia si potrebbe dire che è postapocalittica – né modernista, né postmodernista, ed ecco rivelati i miei scrupoli nominalisti – per un motivo semplice da enunciare: a pari distanza dalla volontà di dominio di cui dà prova l’avanguardia e dalla fedeltà alla tradizione della letteratura conservatrice, i versi di Ofelia Prodan spalancano le porte di un mondo ambiguo, in cui non può più accadere nulla di assolutamente buono né cattivo”.


Poesie di Ofelia Prodan
Traduzione dal romeno di Mauro Barindi

(da L'immaginazione, numero 291 gennaio-febbraio 2016)


Stige


Ad Achille non è rimasta più una dracma,
Achille è fallito
per tutta la notte ha giocato a tria
con Ulisse e ha perso una partita dopo l’altra

Achille è convinto che Ulisse ha barato
si chiude imbronciato in una stanzetta
e piange a dirotto
forse qualche dea dabbene
si impietosirà e gli allevierà
la terribile sofferenza, sussurrandogli il luogo segreto di qualche tesoro nascosto.

il monte Olimpo rimane però impassibile
è l’ora in cui le dee fanno le loro abluzioni
poi si agghindano per indurre in tentazione
i poveri mortali.

Achille pieno di vergogna smette di piangere
si guarda curioso il tallone
tende la mano destra e si afferra stretto il tallone
tenendosi sospeso sopra lo Stige

Ulisse corre dietro ad Achille come un centauro
giura su tutti gli dei di non aver imbrogliato nemmeno una partita
Achille non gli crede affatto
è colto da un attacco di panico e libera
il tallone dalla presa 



Platone e Socrate


Socrate ronfa da far vibrare le pareti
della prigione, si agita nel sonno
e blatera senza senso.

Platone entra di soppiatto nella prigione
e tende un orecchio vicino alla bocca di
Socrate per non perdersi una sola parola

ha con sé una vecchia tavoletta di cera
e con uno stilo vi incide zelante ogni
parola profferita nel sonno da Socrate

tra una pausa e l’altra, Socrate smette
di parlare e insulta con brutale ardore
tutti gli ateniesi

Platone stupito smette di scrivere
e rimane collo stilo sospeso in aria, e pensa,
aggrottando la fronte, se sia o no
un bene scrivere simili terribili
improperi sulla sua tavoletta

ma, siccome Socrate si mise a parlare
di nuovo, Platone decise di pensare
a quell’importante questione
in tutt’altre circostanze
anzi, decise che sarebbe stata un’ottima
idea sperimentare la maieutica sul suo buon
maestro

prima che gli ateniesi infuriatissimi gli
facessero la pelle.



Errabondo


in riva al mare, nella sua tana
al calduccio, dorme da mille anni
il pazzo e santo Errabondo

dorme con un occhio aperto su questo mondo
per vedere che cosa combina la gente
e con un occhio sull’altro mondo
dove non c’è pace come potremmo immaginare
bensì una baruffa spietata

Errabondo vede molta meschinità nel sonno
sia in questo mondo, sia nell’altro
va su tutte le furie e sgrida come un ossesso
ora l’umanità, ora i morti

una donna misericordiosa si prende cura di lui
la gente non vede di buon occhio la sua abnegazione,
pensa di comprarla offrendole
soldi e pregiate stoffe
Errabondo si infuria ancor di più
apre tutti e due gli occhi su questo mondo
si erge in piedi come un gigante
e con il suo santo bastone dà un fracco di botte
che la gente ha ricordato per altri mille anni



Le cose prodigiose


sulla meravigliosa isola di Busillis
girano senza sosta
da secoli le prodigiose cose
inventate da Busillis

inventa al buio
cose prodigiose cui trova
un posto su misura
sulla sua meravigliosa isola

pirati spietati,
insaziabili, e
maldestri lo osservano senza capire
niente di quello che inventa
Busillis

pirati armati fino ai denti
distruggono tutte le prodigiose cose
inventate da Busillis
proprio mentre Busillis
inventa
una cosa mai vista prima
e ancor più prodigiosa

sulla meravigliosa isola di Busillis
tutte le cose prodigiose
inventate da Busillis sono fatte a
pezzi
un’unica cosa
più prodigiosa di tutte le altre
è al centro dell’isola
e gira con precisione
astronomica
attorno alla Terra. 



Nicole


Nicole, ragazza di provincia dalle gambe
lunghe e snelle e con studi superiori
va pazza per le automobili decapottabili.
Ma Nicole, ragazza di provincia tentata
da lusinghe terrestri ogni tanto ha pii
pensieri. A notte fonda ferma
una decapottabile e sfoderando un timido sorriso dice
al conducente: Per favore, portami
al monastero più vicino,
perché voglio raccogliermi in preghiera!
Il conducente, ammutolito per lo stupore,
abbassa il volume della radio e guardandola con cupidigia
le dice con un groppo alla gola: Salta su!
Nicole si siede come una collegiale
le ginocchia accostate
le mani posate in grembo, e ascolta rapita
quello che il conducente le va dicendo con voce
gutturale sulla fede, sulla preghiera,
sul digiuno e su altre cose sante. Nicole già si vede
al monastero, coperta da una tonaca lunga e nera 
per seguire la via della fede senza alcuna distrazione.
La decapottabile sfreccia sulla strada
a notte fonda, la radio si sente in sordina,
Nicole sogna degli angeli, con le mani congiunte
in grembo, Nicole sogna di essere in paradiso,
il conducente sogna di essere in paradiso, svolta
a sinistra e si ferma nel cortile della sua villa a
due piani con piscina.


(da L'immaginazione, numero 291, gennaio-febbraio 2016)

(traduzione dal romeno di Mauro Barindi)


sâmbătă, 12 noiembrie 2016

Donald Trump și extratereștrii

abia instalat la Casa Albă, în prima noapte, Donald Trump are un coșmar cu niște extratereștri micuți, dar foarte avansați din punct de vedere tehnologic și care, drept dovadă, scot Casa Albă din temelii și o răpesc cu tot cu familia lui și cu întreg staff-ul, la bordul farfuriei lor zburătoare mare cât deșertul Arizona. Trump se trezește gâfâind asudat și deschide ochii care i se dilată cât două mingi de baseball când vede că este imobilizat pe un pat alb și în jurul lui numai extratereștri micuți cu aparate înfiorător de ascuțite cu care se pregăteau să-i deschidă toracele. Trump crede că totuși visează și își mușcă limba, dar degeaba, limba îi fusese deja tăiată și plutea într-un borcănel etanș. Trump încă mai speră că e un vis și vrea să se ciupească de nas sau de ureche, dar nasul și urechile lui, ba chiar și chica portocalie erau puse pe o masă de laborator și analizate minuțios de către extratereștrii ăia micuți și afurisiți. Atunci Trump urlă de disperare încât se trezește toată Casa Albă și prima doamnă îl întreabă alarmată dacă iar a avut un coșmar. Trump înjură printre dinți și se ridică vioi din pat, se duce la oglindă, își pipăie și își aranjează mândru chica portocalie fluierând de bucurie, dar amuțește când vede reflectat în oglindă în spatele lui, un extraterestru mic și afurisit.

duminică, 15 noiembrie 2015

post-mortem





măi, fato, măi, cât prost gust ai
ție nici măcar sinuciderea nu-ți iese
nu puteai să treci dincolo discret și definitiv
să ne lași să respirăm și noi ușurați
prea ne încurci cu boacănă după boacănă
prea ne dai subiecte facile de bârfă
ei, dar dacă ai fi știut să mori
atunci ăsta da! subiect savuros și copios
l-am fi stors fără milă până la ultima picătură de sânge
chiar te-am fi dezgropat în cele din urmă
căci nu ne-ar fi venit a crede
tu așa nebună de legat cum ești
și în mormânt ai sta cuminte nemișcată și vie
cu tine nu suntem siguri niciodată
nici pomană nu ți-am fi făcut
nici festival de poezie cu numele tău
predestinat de sinucigașă n-am fi catadicsit să organizăm
doar am fi respirat ușurați zicând în șoaptă
bine că s-a dus dracului
numai ăla îi poate veni de hac noi suntem deja sătui
tare prost gust măi, fato, măi
până și sinuciderea ai reușit s-o faci mizilic